In pillole la saggezza di Mafalda

Mafalda - photo Goria - clickNel corso dei decenni i fumetti ci hanno proposto infiniti bambini, alcuni quasi sempre gradevoli o simpatici, altri antipatici o insopportabili come il Buster Brown primo Novecento, altri dispettosi come i celebri Bibì e Bibò e altri saccenti come la Lucy dei Peanuts. Mafalda, invece, è diversa, unica, originale, per la sua carica di contestazione che sembra anticipare il Sessantotto. Disegnata dall’argentino Quino dal 1964 all’autunno del 1973 – quando, come ci disse una volta a Lucca, il golpe di Pinochet e la morte di Allende gli fecero passare la voglia di sorridere – Mafalda è una tipica bambina immersa nel mondo degli adulti e attenta osservatrice del costume e del malcostume di quegli anni. L’intera storia di carta di Mafalda è stata raccontata più volte in vari volumi e raccolta, nel 1994 in un grosso tomo curato da Marcelo Ravoni. Adesso, quindici anni dopo, ritorna in libreria in un volume di 600 pagine edito dai Magazzini Salani, che da un lato risveglia la nostalgia dei vecchi lettori e dall’altro dovrebbe suscitare curiosità e interesse dei giovani verso questa bambina decisamente controcorrente, senza peli sulla lingua, talvolta perfino irriverente, e sempre caustica e amara, sin dalla copertina dove la vediamo giocare con un mappamondo – proprio come Hitler nel famoso film di Chaplin – riflettendo col suo orsacchiotto: “Sai perché è bello questo mondo? Perché è una riproduzione, l’originale è un disastro”. Scorrendo le migliaia di strisce del volume scopriamo un’infinità di battute simili, tante pillole di saggezza proposte fra una striscia comica (ce ne sono ovviamente tante) e una ironica. Si passa dalla sua personale guerra contro la minestra, croce e delizia di ogni bambino, - “La minestra sta all’infanzia come il comunismo alla democrazia” commenta – ai notiziari del Telegiornale: “Ci dovrebbe essere un giorno alla settimana in cui il giornale radio ci inganna con qualche buona notizia”. Un’altra volta si chiede: “Tutti parlano di Paesi dove ci sono scioperi, bombe, assalti, massacri, razzismo. Ma della Norvegia mai una parola: si vede che la violenza ha un indice di gradimento più alto del baccalà”. Ma ci sarà qualcuno buono, si chiede la contestataria, e subito si risponde: “Tutti quelli cui chiedo se sono buoni, rispondono di sì, alla fine risulta che i cattivi non esistono”. Sagge parole, queste e tante altre, di una bambina senza età, per la quale l’età anagrafica non conta: “Quello che conta davvero è capire che l’età migliore della vita è di essere vivi”. Ogni tanto scivola nel pessimismo, o forse diventa ancora più realista, come quando si chiede perché “invece di cambiare le strutture, tutti ci mettono un puntello”. I lettori possono divertirsi a cercare le battute migliori, noi chiudiamo qui, ancora con le parole di Mafalda: “Potrei dire cose molto sottili, ma oggi non ne ho proprio voglia”. [Articolo di Carlo Scaringi]

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